Maggio 2016
La parrocchia oggi: o cambia o presto morirà… (Apri versione PDF)
Riflessione di don Andrea Fontana in margine alla Nota CEI "Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia"
Il problema che oggi emerge dal dibattito sulla parrocchia è questo: la parrocchia è ancora significativa per il mondo contemporaneo?
Proponiamo alcune conclusioni evidenti e condivise anche dal documento CEI sulla parrocchia.
- I compiti della parrocchia: legittimi nel passato, inadeguati oggi: non è più punto di riferimento religioso unico e abituale per la gente del territorio; continua a offrire quasi soltanto servizi religiosi "sacramentali"; è luogo di riferimento per una vita cristiana che nel passato nasceva e si sviluppava altrove (in famiglia e sul lavoro), mentre oggi s'è persa ogni trasmissione delle fede cristiana (nella famiglia, ambiente di lavoro…).
- La parrocchia a rischio di collasso: per l'incapacità, causata dalla scarsità dei preti e dalla loro sempre più avanzata età, di adempiere i suoi compiti istituzionali: infatti, si pesa l'importanza della parrocchia in base al numero degli abitanti, perché questo significa un carico più o meno grande di matrimoni, Prime Comunioni, Cresime, funerali…ma avvalla un equivoco: cioè, la convinzione che quegli abitanti siano automaticamente cristiani, mentre sono solo ipotetici destinatari dell’annuncio del Vangelo.
- La parrocchia rifugio sicuro. La parrocchia rappresenta il rifugio ma l'appartenenza di molti non è motivata primariamente dalla fede in Cristo, ma da un rapporto di vicinanza affettiva al parroco: prova ne sia che quando cambia il parroco, le presenze si destabilizzano, la comunità deve ridisegnare le proprie strutture, i piani pastorali etc…
- La parrocchia come figura di una chiesa ministeriale: in cui ognuno ha il suo carisma da esprimere e il suo servizio da svolgere: molti preti sono stati formati per essere "pastori" unici ed indiscussi, gli organi di partecipazione laicale sono puramente "consultivi", la parrocchia rimane la casa del parroco.
- La parrocchia della tradizione e dell'immaginario collettivo. La parrocchia offre occasioni, apre le porte a tutti nella solidarietà, cura i bambini al posto dei genitori, esibisce tradizioni che sollecitano la partecipazione in momenti particolari (Natale, Pasqua, i Morti…funerali, matrimoni) con intensa carica emotiva… Ma la gente viene, morde e fugge.
La parrocchia è vista come colei che conserva la tradizione, l'infanzia, il bisogno di sacro, il campanile, l'oratorio, le recite natalizie, la premura, i ricordi; il luogo in cui abbiamo vissuto con emozione la Prima Comunione, i primi calci al pallone, la funzione di chierichetti…e tutto ciò rimarrà molto marginale e nostalgico nelle scelte dell'età adulta, quando "manca il tempo" per viverle ancora… - L'esigenza di una "nuova" parrocchia: «Ma questa fotografia, ingiallita dal tempo, esprime ancora il Cristo che passa accanto alla gente e la orienta al Padre, permettendole di entrare nel Regno dei cieli»?
Ci siamo fermati al primo passo: accogliere, solidarizzare, farsi amici, stabilirci accanto ai palazzi… ma non abbiamo mai fatto il secondo passo: «annunciate il Vangelo» (Mt 28, 18-20). La parrocchia, purtroppo, spesso si identifica con il parroco. Ma che ne è stato del nostro compito di incarnare in questo spazio di tempo e di territorio la presenza del Signore Vivente, salvatore del mondo, al di là del tempo e dello spazio?