Avvento 2025
Avvento 2025 - L’ATTESA CRISTIANA
Il cammino liturgico dell’Avvento quest’anno inizia con questa raccomandazione di Paolo: «rendetevi conto del periodo salvifico nel quale viviamo: è tempo ormai per voi di svegliarvi dal sonno; adesso infatti la nostra salvezza è più vicina che non quando abbiamo dato l’assenso della fede (probabilmente Paolo si riferisce al Battesimo). La notte è avanzata nel suo corso, il giorno è imminente. Perciò mettiamo da parte le opere proprie delle tenebre, e rivestiamoci delle armi della luce. Comportiamoci con la dignità che conviene a chi agisce di giorno: non gozzoviglie o orge, non lussurie o impudicizie, non litigi o gelosie. Ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo, e non fate conto della carne (cioè della fragilità tipica dell’essere umano) seguendo i suoi impulsi sfrenati» (Rm 13,11-14).
Passa il tempo, passa la notte, si avvicina il giorno: svestiamoci del buio, rivestiamoci di luce. Questo può essere il programma del cristiano in vista della Luce piena, la salvezza, celebrata nel tempo a partire dalla Immersione battesimale. Questo rinnoveremo anche quest’anno nella solenne Veglia Pasquale che celebreremo nella notte tra il 4 e il 5 aprile prossimo. In quella Santa Notte, immersi nel buio – simbolo e memoria del buio che avvolge l’essere umano – svestiremo simbolicamente questo buio indossando la Luce di Cristo per poi comportarci con la dignità che conviene a chi cammina di giorno.
La vita del cristiano è un cammino verso la Luce vissuto e celebrato in compagnia del Signore morto e risorto. Questi sono gli eventi, vissuti da Gesù di Nazareth una volta per sempre, ai quali noi partecipiamo oggi celebrandoli. Cosa significa?
Avvento non è attesa che Gesù nasca in quanto è già nato circa 2000 anni fa. Il 25 dicembre non è il giorno in cui Gesù nascerà, ma il giorno salvifico per noi in quanto possibilità di partecipare a quell’Evento di salvezza celebrandolo; così il Venerdì Santo non sarà il giorno in cui Cristo muore e la Domenica di Pasqua non sarà il giorno in cui Cristo risorge: è già morto ed è già risorto! Noi ogni domenica partecipiamo, cioè ci rendiamo presenti a questi eventi, celebrandoli. Come? Ci raccogliamo in Assemblea, ascoltiamo la Parola, raccontiamo il Memoriale del Signore morto e risorto, mangiamo quel Pane spezzato. E, pian piano, di Celebrazione in Celebrazione, comprenderemo sempre più la raccomandazione di Paolo: la nostra salvezza è più vicina che non quando abbiamo dato l’assenso della fede… è tempo ormai di svegliarvi dal sonno…
Per il cammino di quest’anno, in particolare di queste quattro domeniche di Avvento, abbiamo scelto un segnale stradale, l’inversione a U, l’inversione di marcia. Questo è proibito in autostrada, spesso anche sulle strade meno trafficate. Nella nostra relazione con Dio, con il Mistero reso visibile nella Persona di Gesù di Nazareth e nei nostri rapporti con i fratelli, invece, praticamente è sempre obbligatorio. Così come è obbligatorio svegliarci dal sonno dove noi non siamo padroni delle nostre scelte e iniziare un nuovo giorno, riprendendo in mano le redini delle nostre scelte.
Questa riflessione ci porta ad interrogarci sulla realtà delle nostre Comunità e, specialmente, della nostra Nuova Parrocchia Gesù di Nazareth. Ci stiamo rendendo conto che sta iniziando un “nuovo giorno”, un “nuovo periodo salvifico”. Stiamo pian piano constatando che non possiamo più disporre del servizio dei presbiteri come un tempo: per numero, per età, per salute… Anziché ritenerlo un fatto negativo, quasi Cristo volesse dimenticarsi della sua Chiesa, vediamolo come un invito dello Spirito Santo a riscoprire il significato del nostro essere Sacerdoti per il Battesimo. E il sacerdote – dunque anch’io – insieme all’unico Sacerdote che è Cristo, è incaricato della preghiera, della lode del culto davanti a Dio. Non tutti i sacerdoti possono presiedere una Liturgia Eucaristica (un tempo si diceva: manca il prete niente celebrazione!), ma tutti i sacerdoti – dunque tutti noi – possono trovarsi insieme per ascoltare la Parola, cantare le lodi del Signore, ringraziarlo per i suoi doni e, se è stata celebrata anche l’Eucarestia qualche tempo prima, nutrirsi dello stesso Pane. È questo il giorno imminente – di cui parla Paolo – anche per noi? La domanda non può mancare nel nostro futuro pastorale.
Don Nando
insieme con Don Ercole, Don David, Daniela e i coordinatori