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Dal libro del profeta Zaccarìa (Zac 9, 9-10) (Apri la versione PDF) (Ascolta il commento audio)

Così dice il Signore:
«Esulta grandemente, figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino,
un puledro figlio d’asina.
Farà sparire il carro da guerra da Èfraim
e il cavallo da Gerusalemme,
l’arco di guerra sarà spezzato,
annuncerà la pace alle nazioni,
il suo dominio sarà da mare a mare
e dal Fiume fino ai confini della terra».

Salmo 144

Rit: Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre. R.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. R.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. R.

Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto. R.

Il cammino della fede: piloni nel deserto o viaggio in carovana? (Apri la versione PDF)

Ci hanno insegnato - e spesso sentiamo dire - che un bambino quando nasce deve essere battezzato, che un ragazzo a 12-13 anni deve fare la cresima, che a 9 anni deve fare la comunione, ecc…

La celebrazione dei segni sacramentali, per mille ragioni che non stiamo a dettagliare, è diventata oggi per molti una scaletta di “si deve fare”, come fossero dei passaggi obbligati dalla convenzione oppure dei festeggiamenti di cui i bambini hanno diritto e che, se non li adempi, non sei un buon genitore.

Ed eccoci quindi tutti presi ad organizzare e cercare di gestire al meglio il giorno del battesimo, la cerimonia della prima comunione, la festa della cresima… perché bisogna figurare bene con parenti e amici, avere una cerimonia possibilmente molto emozionante, una bella location per la festa e tutto ciò che serve affinché quel giorno possa essere “stra-ordinario”.

Ma prima e dopo quel giorno cosa c’è e cosa rimane?

UN TALE AVEVA DUE FIGLI… Lc 15,11-32 (Apri la versione PDF)

Riflessioni dei partecipanti al gruppo biblico giovani 2024-2025

Premessa[1]

Cosa significa meditare? Non è facile dirlo. Certamente significa innanzitutto approfondire il messaggio letto che Dio ti vuol comunicare. Occorre dunque uno sforzo, una fatica, perché la lettura deve diventare riflessione attenta e profonda. Certo un tempo, imparando la Scrittura a memoria, il cristiano era facilitato nella riflessione ripetendo nel cuore con estrema facilità la Parola ascoltata o letta. Tuttavia anche oggi tu devi consacrarti alla riflessione proporzionalmente alla tua cultura, alle capacità e ai mezzi intellettuali che possiedi.

Certo, vale il principio: "non l’erudizione ma l’unzione, non la scienza ma la coscienza, non la carta ma la carità”, tuttavia non è lecito un ascolto indisciplinato e occasionale, compiuto senza il rigore richiesto da ogni ricerca seria e senza l’uso degli strumenti utili alla comprensione. Se puoi, ricorri ai commenti dei Padri della chiesa, alle concordanze, in modo da commentare la Bibbia con la Bibbia, a studi esegetici o commenti spirituali. Vaglia però sempre la qualità di molte opere che hanno pretese di serietà o di spiritualità ma che in realtà non contengono che opinioni personali o deliri estatici […] più pieni delle parole del personaggio che le scrive che della Parola di Dio. 

Tutti questi mezzi esegetici, patristici, spirituali, sono sicuramente utili alla meditazione e alla crescita della comprensione, tuttavia importante è lo sforzo personale, non privato, reso certo più fecondo se chi lo fa vive un’esperienza comunitaria o di fraternità o di gruppo, veri luoghi questi di discepolato della Parola, in cui non solo si legge insieme ma si esperimenta e si vive insieme la Parola.

Questo sforzo personale deve tendere a cercare la punta spirituale del testo: non la frase che colpisce di più, ma il messaggio centrale, quello più rapportabile all’evento morte-resurrezione del Signore. Cogli dunque il senso spirituale, da’ continuità e unità tra esegesi, apporti patristici e lettura della Bibbia con la Bibbia e cerca ciò che il Signore ti dice.

Non pensare di trovare quello che tu sai già: questa è presunzione! Né quello che ti piacerebbe trovare per la tua situazione: questo è il primato del soggettivo! il testo non è sempre comprensibile tutto e subito! Abbi l’umiltà a volte di riconoscere di aver capito poco o addirittura nulla: lo capirai più tardi…

A questo punto, se c’è stata una certa comprensione, rumina le parole nel tuo cuore e poi applicale a te, alla tua situazione... È Dio che ti parla: contempla lui, non te stesso. Non lasciarti paralizzare da una scrupolosa analisi dei tuoi limiti e delle tue deficienze di fronte alle esigenze divine che la Parola ti ha mostrato.

Certo, la Parola è anche giudizio, discerne il tuo cuore… ma ricorda che Dio è più grande della tua coscienza e che questo pungerti il cuore da parte di Dio è fatto sempre con verità e misericordia.

Stupisciti piuttosto di lui che parla al tuo cuore, del cibo che ti offre più o meno abbondante ma sempre salutare, meravigliati che la Parola venga deposta nel tuo cuore... Lasciati attrarre dalla Parola che ti trasforma nell’immagine del Figlio di Dio senza che tu sappia come.
La Parola che hai ricevuto è vita, gioia, pace, salvezza per te! Dio ti parla, tu devi ascoltarlo meravigliato come gli ebrei dell’esodo che lo vedevano operare meraviglie, come Maria che canta: «Il Signore fa per me meraviglie, Santo è il suo Nome!».

Dio si rivela a te: accogli il suo Nome ineffabile, il suo volto di Amante: sei nello spazio della fede! Dio ti ammaestra: modella la tua vita su quella del Figlio. Dio si dà a te, si consegna nella sua Parola: accoglilo come un bambino ed entra in comunione con lui…

Parla ora a Dio, rispondi a lui, ai suoi inviti, agli appelli, alle ispirazioni, ai richiami, ai messaggi che ti ha rivolto nella Parola compresa attraverso lo Spirito santo. Non fermarti più alla riflessione, ma entra in dialogo e parla come un amico parla con il suo amico… Parla con lui con fiducia e senza timore, lontano da ogni sguardo su te stesso, ma rapito dal suo volto emerso dal testo in Cristo Signore.

Io non posso darti molte indicazioni, perché qui ognuno sa e conosce l’incontro suo con Dio e non può dettare per gli altri, né descrivere nulla di sé. Cosa si può dire del fuoco quando si è immersi in esso? Cosa si può dire della preghiera-contemplazione se non che essa è il roveto ardente che brucia senza estinguersi e infiamma il cuore nel petto del credente facendolo ardere di amore per il Signore?...

Non pensare che questo cammino sia sempre facile, lineare e sempre percorribile fino in fondo… ringraziamento e secchezza spirituale, entusiasmo e atonia, parola parlante e parola muta, silenzio tuo e silenzio di Dio sono presenti e si intercalano nella tua lettura della Parola giorno dopo giorno.

Importante è essere fedeli a questo incontro: prima o poi la Parola si fa varco nel nostro cuore superando i nostri ostacoli, quelli che sono sempre presenti in un cammino di fede e di preghiera. Solo chi ha assiduità con la Parola sa che Dio è fedele e che non manca di farsi trovare e di parlare al cuore...

PREFAZIONE

Rischio, secondo un etimo antico, significa roccia tagliata a picco, scoglio; di qui esporsi, possibilità di rischio

In questo Quaderno 3 troverai le riflessioni che i Giovanni hanno messo insieme indagando per un anno sul Vangelo di Giovanni. In particolare sono stati approfonditi gli incontri di Gesù con quattro personaggi, diversi e simili tra loro. Conosciamoli.

NICODEMO. Entra ed esce di scena “di notte”. Uomo religioso, non vuole correre rischi incontrando quel Rabbi: nel buio è, nel buio rimane. Quando però gli viene consegnato il cadavere di quel Crocifisso sporco di sangue, trova il coraggio di rischiare tutto. Ha fatto un lungo cammino!

UN UOMO NATO CIECO. Figura del catecumeno che rischia il rifiuto della sua gente e l’incomprensione dei genitori per dare retta alla parola di quell’Uomo che lui non conosce ma che gli sta cambiando la vita…fino a inginocchiarsi davanti a Lui.

LA MADDALENA. La donna che cerca un cadavere su cui piangere. Lei continua a cercarlo, in un sepolcro. Quando però si sente chiamata per nome…Simbolo della Chiesa che fatica a rischiare sul Risorto Vivente…fino a quando…

TOMMASO. Il nostro Gemello. Lui Gemello del dubbio totale. Eppure Giovanni, alla fine del suo Vangelo, non mette Giovanni il discepolo prediletto (il carisma), non mette Pietro (l’autorità). Mette, Tommaso, il dubbio. Un dubbio portatore di una benedizione che ancora oggi rimane come il paradosso del dubbio di fede…beati coloro non avendo creduto pure si sono fidati…Già la prima Chiesa ha faticato ad accogliere quel paradosso, tanto che, anni anno dopo, ha aggiunto il capitolo 21.

Ma, con riconoscenza, diamo voce, voce fresca, a chi ha redatto queste note.

A tutti buona lettura.

Don Nando

…scriverò la mia Toràh sul loro cuore [Ger 31,22.31-34] (Apri la versione PDF)

Chi ci separerà dal suo amore? La tribolazione, forse la spada?
Né morte o vita ci separerà dall’amore in Cristo Signore.

Chi ci separerà dalla sua pace? La persecuzione, forse il dolore?
Nessun potere ci separerà da Colui che è morto per noi.

Chi ci separerà dalla sua gioia? Chi potrà strapparci il suo perdono?
Nessun al mondo ci allontanerà dalla vita in Cristo Signore.

Dal Libro di Geremia (31, 13.31-34)

Fino a quando vagabonderai, o figlia ribelle,
poiché il Signore Dio ha creato una cosa nuova sulla terra:
la femmina corteggerà l’uomo.

Ecco, stanno per arrivare giorni – oracolo del Signore Dio –
e stipulerò con la casa d’Israele e con la casa di Giuda,
una Alleanza Nuova, non come
l’alleanza mia che loro ruppero,
io, loro Padrone per loro – Oracolo del Signore Dio – .

Poiché questa è l’Alleanza che io stipulerò dopo quei giorni
con la Casa d’Israele – oracolo del Signore Dio –:
porrò la mia Torah – la mia spiegazione – in mezzo a loro
e la scriverò sul loro cuore
e sarò per loro come Dio e loro saranno per me come popolo
e non insegneranno più ognuno al suo prossimo
e ognuno al suo fratello: «Conoscete il Signore Dio»,
poiché tutti loro conosceranno me,
dal più piccolo fino al più grande fra loro – oracolo del Signore Dio –
poiché perdonerò le loro iniquità
e il loro peccato non ricorderò più.

L’alleanza (Apri la versione PDF)

Per comprendere la Quaresi­ma, occorre guardare alla sua meta: la Veglia pasquale. Nel­la notte di Pasqua si comprende il senso del cammino che la Chiesa ha percorso nei quaranta giorni del tempo quaresimale. Un itinerario che la Chiesa, e in essa ogni battez­zato, compie sotto l'azione dello Spirito, per giungere a rinnovare la sua professione di fede. Ma qual è il percorso? È un cam­mino molto ricco e vario, nel quale possiamo cogliere diversi stimoli, mettendoci in ascolto della Parola. Nell'anno B, i brani evangelici pre­sentano principalmente il tema pasquale mentre le prime letture, trat­te dal Primo Testamento, sono caratterizzate dal tema dell'alleanza.

Tutta la relazione tra Dio e Israele è basata sull’alleanza: è un patto in cui vengono definiti gli impegni di Dio verso il suo popolo e gli impegni del suo popolo verso Dio. Israele purtroppo non è mai stato fedele ai suoi impegni. Il libro dell’Esodo racconta che proprio mentre sul Monte Dio sta consegnando a Mosè il “Patto di alleanza” (noi diciamo i 10 comandamenti), ai piedi del Monte il popolo, dimenticando Dio, riprende ad adorare gli dei conosciuti in Egitto (Noi diciamo il vitello d’oro). Dio, però, non punisce il popolo infedele: attraverso il perdono rinnova il “Patto di alleanza”. Dio non può fare altro che mostrarsi misericordioso… e il popolo? Può solo confidare nella misericordia di Dio e, riconoscendosi peccatore, invocare il suo perdono!

Israele allora fissa un giorno, il giorno di Yom Kippur, in cui celebrare la misericordia di Dio: l’uomo che rompe il “Patto di alleanza” dovrebbe pagare con la vita il suo peccato; Dio gli permette di uccidere un animale e offrirlo a Lui invece della propria vita. Con gli ultimi profeti, soprattutto con Ezechiele, questa idea cambia completamente. Durante l’esilio a Babilonia, Ezechiele cerca di consolare gli esuli che si sentono puniti da Dio per avere rotto il “Patto di alleanza”. Infine giunge alla conclusione che il “Patto di alleanza” può stare in piedi solo perché Dio è fedele. Dio, certo, continua a sperare che il popolo rimanga fedele, ma Dio sa che in realtà il popolo non sarà mai fedele. Il perdono Dio come ce lo concede? In un’alleanza in cui Lui solo si impegna: manda suo Figlio: è Lui che porta i peccati del mondo e quindi toglie i peccati che pesano su di noi. Questo annuncio sta al cuore del cristianesimo, ma è talmente scandaloso che ancora oggi fatichiamo a comprenderlo, e la Chiesa non è mai riuscita a portare davvero questa verità. È strano per noi che ci sia veramente questa possibilità per Dio di perdonarci tutti i peccati; anzi, che già ce li abbia perdonati nella Pasqua di suo Figlio Cristo Gesù.

Ecco l’agnello di Dio che porta i peccati del mondo: l’unica salvezza di cui facciamo esperienza nella nostra vita è proprio questa: noi siamo dei perdonati! Questo è l’itinerario quaresimale/pasquale che quest’anno la Chiesa si propone!

Dal libro del profeta Gioèle (Apri la versione PDF)

Così dice il Signore:
«Ritornate a me con tutto il cuore,
con digiuni, con pianti e lamenti.
Laceratevi il cuore e non le vesti,
ritornate al Signore, vostro Dio,
perché egli è misericordioso e pietoso,
lento all’ira, di grande amore,
pronto a ravvedersi riguardo al male».
Chi sa che non cambi e si ravveda
e lasci dietro a sé una benedizione?
Offerta e libagione per il Signore, vostro Dio.
Suonate il corno in Sion,
proclamate un solenne digiuno,
convocate una riunione sacra.
Radunate il popolo,
indite un’assemblea solenne,
chiamate i vecchi,
riunite i fanciulli, i bambini lattanti;
esca lo sposo dalla sua camera
e la sposa dal suo talamo.
Tra il vestibolo e l’altare piangano
i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano:
«Perdona, Signore, al tuo popolo
e non esporre la tua eredità al ludibrio
e alla derisione delle genti».
Perché si dovrebbe dire fra i popoli:
«Dov’è il loro Dio?».
Il Signore si mostra geloso per la sua terra
e si muove a compassione del suo popolo.  [2, 12-18]

Salmo 50

R. Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. R.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. R.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode. R.

PREFAZIONE (Apri la versione PDF)

Da “Libro che parla di Dio” a “Libro che parla dell’uomo” il cammino non è breve.

Mi sono ormai fatto la convinzione – spero motivata – che un vero lettore della Bibbia possa giungere al cuore delle Scritture quando la sua ricerca di Dio sfocia nella scoperta che, di fatto, è Dio che cerca l’uomo.

Occorre, per questo, dotarci di strumenti idonei, nuovi, diversi da quelli che ci hanno indicato e abbiamo cercato di utilizzare nel passato.

Il Concilio Vaticano II ci invita a riportare la Parola al centro delle nostre vite. Quando ci ritroviamo, la Domenica, per celebrare il Risorto, sempre dobbiamo tener presente questo: il nostro è un ritrovarci attorno a due Mense: la Parola (Ambone) e il Pane (la Tavola).

È questa la Parola che anima, illumina, guida il nostro cercare. Scrivono questi Ragazzi: «La Bibbia però non offre un messaggio definitivo o comunque non lo presenta in modo esplicito: richiede quindi lettori intelligenti, attivi».

Questo Quaderno 2° ne è una riprova: questi Giovani, continuando il loro indagare sulle Scritture, stanno da tempo approdando e riflettendo su quanto di più umano, più problematico, l’uomo sperimenta: l’esperienza del limite. È una riflessione a più voci. Proprio per questo molto interessante. Ci consegnano, tra le altre, anche questa perla: «Questo costante desiderio di superamento del limite è quindi insito nella natura umana o è la società che lo crea?».

Sono una bella speranza, non solo per la nostra Comunità.

Ascoltiamoli!

d Nando, 2 ottobre 2022, XXIX della Dedicazione