Dal libro di Qoèlet (Apri la versione PDF) (Ascolta il commento audio)

Vanità delle vanità[1], dice Qoèlet,
vanità delle vanità: tutto è vanità.
Chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e un grande male.
Infatti, quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica e dalle preoccupazioni del suo cuore, con cui si affanna sotto il sole? Tutti i suoi giorni non sono che dolori e fastidi penosi; neppure di notte il suo cuore riposa. Anche questo è vanità!

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 89)

Rit: Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione.

Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo».
Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte. R.

Tu li sommergi:
sono come un sogno al mattino,
come l’erba che germoglia;
al mattino fiorisce e germoglia,
alla sera è falciata e secca. R.

Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi! R.

Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda. R.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossèsi (Col 3,1-5.9-11)

Cercate le cose di lassù, dove è Cristo.

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.
Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria.
Non dite menzogne gli uni agli altri: vi siete svestiti dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato.
Qui non vi è Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo, libero, ma Cristo è tutto e in tutti.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Mt 5,3)

Alleluia, alleluia.
Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Alleluia.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,13-21)

Quello che hai preparato, di chi sarà?

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Alcune premesse ad un testo tutt’altro che semplice

  1. E’ questo un testo – particolarmente la paraboletta – molto caro a chi vuol fare del vangelo un’arma per combattere «altri ricchi»; oppure per chi vuol fare di una buona notizia una minaccia per il credente, per metterlo in guarda dal rischio che «questa notte ti venga richiesta la tua anima».
  2. «Il Vangelo» non vuol far la predica a nessuno; il «Vangelo» è un annuncio del Regno, di una vita “altra”, talmente “altra” che nemmeno la morte la può annullare in quanto è ingresso alla pienezza del Regno.
  3. Luca per chi scrive? Scrive per la sua comunità. E all’interno della sua comunità, della vita comunitaria, si celano problemi. A questa comunità vuole annunciare il Regno, la novità e le conseguenze che implica il Regno. Forse è una comunità che si sta allargando, forse è una comunità che vorrebbe “progettare” qualcosa senza tener presente le esigenze del Regno. Forse in questa comunità ci sono molti poveri a cui nessuno pensa. È possi­bile che da queste parole di Gesù (vedi oltre il logion) traspaiano i problemi di una chiesa che si sta costituendo: ci si adegua e ci si organizza perché la fine non è poi proprio tanto vicina: con tutti i rischi che ne derivano, ieri come oggi.

Alcune chiavi di lettura

  1. Gesù rifiuta di decidere su una questione che riguarda le cose di questo mondo, cosa che in Oriente sarebbe invece stata del tutto naturale per un profeta e uomo di Dio. Ma egli non si fa usare come autorità che componga litigi a proposito di cose della vita terrena. Dall'appellativo rivoltogli si deduce che la gente vedeva in lui un rabbino ebreo e s'aspettava da lui una considerazione dei diritti e dei compiti che gli appartenevano. Il dottore della legge non è competente solo in cose teologiche, ma anche in questioni di tipo giuridico. Nel caso presente si tratta di una questione di eredità su cui non vengono riferiti ulteriori particolari. Si può supporre che si trattas­se di ricordare al fratello più anziano il dovere di pagare al fratello minore la parte che gli spettava.
  2. Gesù respinge la richiesta facendo chiaramente capire di non voler avere nulla a che fare con problemi giuri­dici: il suo compito consiste unicamente nell'annunciare il regno di Dio. Già a questo punto s'annuncia una critica ancora velata, ma che si manifesterà con maggior evidenza nella parabola, nei confronti di un atteggiamento rivolto solo alle cose di questo mondo: comunque si presentino. «…. a fin di bene…»: Cristo non ha mai predicato questo!!!
  3. A questo punto, penso, incontriamo il nodo essenziale della parabola che all'incirca potrebbe sintetizzarsi così: «Il senso della vita non sta nella so­vrabbondanza dei beni bensì nell'attesa del regno di Dio». A questo punto è importantissimo – per la comprensione seria di tutto l’Evangelo – fare una sottolineatura. Qui, probabilmente, abbiamo quello che gli esegeti chiamano un logion, cioè un «detto riconducibile a Gesù stesso». In bocca a Gesù ha un senso, è una buona notizia: cerca di non perdere di mira il senso ultimo della vita…; la felicità non dipende da… ma…; non lasciarti abbagliare da ciò che non dà felicità o la dà solo momentaneamente…il Regno, il Regno: lì ti puoi ritrovare veramente: guarda me e continua a cercare e lasciarti cercare… Dopo, ha acquistato un altro orientamento attraverso la trasformazione da parabola escatologica in racconto esem­plare, fino a sfociare in un giudizio di severa condanna: «questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita!»; e qui non è più una buona notizia, un invito al Regno, ma una minaccia! Mentre Gesù, ancora oggi, ci dice (stando al semplice logion): «Uomo, hai biso­gno di un minimo di beni materiali per poter conservare la tua vita. Ma non è che in misura di ciò che possiedi aumenti anche la sicurezza, la bellezza della vita; la vera bellezza della vita sta nell’attesa del Regno; te lo dico per il tuo bene, sii saggio» . Siamo noi che rischiamo di utilizzare la Parola di Dio come giudizio, come condanna, come minaccia per gli altri. Terribile!!!
  4. Da ultimo – ma è la considerazione che getta luce su tutte le nostre riflessioni e senza la quale i rischi di interpretazioni e deduzioni “minacciose” sono inevitabili – non va assolutamente dimenticato che Gesù sta salendo a Gerusalemme: ha incontrato una umanità ferita, incapace di ritornare a casa e per la quale la religione non può far nulla; ha incontrato una umanità che rischia di perdersi in cose importantissime ma non essenziali e perdere di vista proprio quelle che sono essenziali; ha documentato con “opere e parole” che siamo figli dello stesso Padre insieme al rischio di non incontrarlo mai perché lo cerchiamo in modo sbagliato…In altre parole Gesù ci sta  documentando che il senso della vita ci viene documentato dall’arco dell’intera esistenza: e chi di noi può garantire in tutta sicurezza dove sta esattamente la felicità??!!

Mi ricollego al n. 3 della premessa. È evidente il fatto che il cristiano che non prende in considerazione, come interlocutore, né Dio, che avrebbe cose molto importanti da dirgli sul senso della vita, né il prossimo, è uno stolto, fallisce la propria vita, si colloca fuori dalla vita.  Concentrato unicamente su se stesso per pensare solo a «quanti beni» e a «quanti anni», si autoesclude dal vivere in attesa del Regno, privandosi, in questo modo, di vivere una vita che abbia senso, una vita bella.

Anche per la Chiesa che siamo noi, l’annuncio di Luca risuoni come “bella notizia” e non come minaccia di condanna all’inferno.

HEVEL

Sono i giorni che amiamo chiamare “tempo di ferie” (per chi può), “tempo di Vacanza”. Anche per questo mi fermerò volentieri sulla prima lettura. Dal Libro di Qoelet, data la sua particolare concezione del tempo. C’è poi un secondo motivo: proprio sabato e domenica la “2GG” annuale dei giovani (quest’anno a Bedonia) avrà come argomento il tempo. Prima di tutto, stiamo in ascolto di quanto dice il nostro Autore: il suo nome significa: colui che prende la parola in assemblea. Cerchiamo di avere un po’ di pazienza.

Inizia con il nome del secondo figlio dell’umanità: Abele…tutto è Abele… Abele, nella lingua ebraica, suona così: Hevel… Proviamo a ripetere questo nome, Hevel…quasi un sussurro di respiro, di soffio…Troviamo questo termine 38 volte. Interessante come è stato tradotto dai biblisti: vanità delle vanità, tutto è vanità… Ma anche: soffio dei soffi, tutto è un soffio; oppure: fumo dei fumi, tutto è un fumo…; ancora: non senso dei non sensi: tutto è un non senso… Spaventa tutto questo: sembra dire che nulla ha senso nella vita, infatti toglie ogni orizzonte alla vita. Eppure qui si tenta di sottolineare la natura profonda dell’uomo.

Questo inizio, sembra anticipare il clima che pervade tutto il Libro di Qoelet e noi lo ascolteremo all’inizio della Liturgia della Parola nella XVIII domenica, domenica prossima. E continua: Quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica con cui si affanna sotto il solo? Tutti i suoi giorni non sono che dolore e fastidi penosi, neppure di notte il suo cuore riposa. Anche questo è vanità!

Ma a questo punto è inevitabile questa domanda: Un libro come questo, come può essere finito nel libro che narra la Bontà della vita, la Bellezza di un rapporto con Dio, la garanzia che nemmeno un capello del nostro capo andrà perduto (Lc 21, 12…)!? In quel grido iniziale, hevel, sento il grido sofferto e disperato dell’uomo che invoca un salvatore. Quel salvatore potrebbe essere Cristo? I sapienti d’Israele hanno conservato quel grido, hevel, non hanno avuto paura a metterlo a verbale, a scriverlo, perché le generazioni future se ne ricordassero. Perché questi sapienti ci vogliono educare e ci ricordano questo: In Egitto gli Israeliti gemettero per la loro schiavitù, alzarono grida di lamento e il loro grido dalla schiavitù salì a Dio. (Es 2, 23). Eppure da nessuna parte è scritto che gli Israeliti gridarono, gemettero. Ma Dio ascolta il grido inespresso; il grido di Cristo sulla croce, questa volta espresso, è rivolto a Dio a nome di ogni uomo e ogni donna. Allora possiamo concludere:

  1. Il libro di Qoelet non è tutta la Bibbia, è solo un capitolo.
  2. Koelet vuole guidarci a metterci davanti al Mistero: garantisce il suo intervento all’inizio e alla fine; in mezzo ci sta la storia, “sotto il sole”, dove l’uomo fatica.
  3. Questo è il grido dell’uomo senza Dio. Certo, all’uomo è tolta ogni illusione di poter comprendere Dio, non perché Lui non vuole, ma sei tu che non puoi.
  4. Questo è il grande limite di ogni sapienza; l’uomo deve farsi domande intelligenti; cercare senza avere l’illusione di avere risposte adeguate: e questo sembra un castigo per l’uomo. L’uomo fatica perché non riesce a far combaciare il proprio tempo con quello di Dio. Qoelet dirà: massima sapienza, massima sofferenza!
  5. All’uomo, nei confronti di Dio, è data una sola possibilità: il TIMORE, cioè la coscienza di trovarti davanti al Mistero, un mistero che ha peso nella tua vita.

            Insomma, è esagerato affermare che questo sapiente si alza in mezzo all’assemblea e grida: vi rendete conto che senza Dio, senza la ricerca, la nostra vita è fumo, tempo perso?! Noi potremmo dire così: se Qoelet fa paura, vuol dire che la mia fede, forse, è un po’ cortina. Forse va letto lasciando risuonare in noi il grido degli schiavi in Egitto, di Gesù in croce, ma anche il grido di Qoelet: il loro grido dalla schiavitù salì a Dio…e anche il nostro grido


[1] Mi fermerò su questo inizio di Qohelet, anche perché è il libro “ateo” della Bibbia che non smette di catturarmi e anche, un po’, inquietarmi (vedi HEVEL, pag. 4).