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Mi preparo all’ascolto. Matteo – sostiamo qui – continua a raccontare del Battista. Giovanni è prigioniero di Erode nel carcere del Macheronte. Dalla prigione sente parlare del Cugino di cui aveva preannunciato l’imminente arrivo. Ora, però, è incerto se sia veramente lui il Messia atteso. Un tempo sembrava molto più sicuro. Ma nel carcere, la sicurezza diventa domanda fatta giungere all’Interessato attraverso i suoi discepoli: «Sei tu…?!”». Matteo diventa il testimone di una lunga e faticosa riflessione maturata all’interno della sua comunità la quale, “prigioniera” di dubbi e interrogativi, cerca di maturare una fede pasquale tutt’altro che scontata.

E la risposta – dopo una lunga serie di domande – diventa addirittura un enigma. Infatti Gesù (Matteo?!) cita Is 35 (Lettura di oggi) e cita anche Is 61, a conferma che Lui, Gesù, è veramente il Messia atteso, ma nella sua risposta tralascia un particolare fondamentale per il dubbio di Giovanni: Isaia cita, tra le opere del Messia, la liberazione dei prigionieri… Ma Gesù non fa assolutamente cenno a questa liberazione… Perché? E’ il dubbio totale!!! Dio è solito fare così: Se tu gli fai una domanda Lui, prima o poi, ti risponde, ma con un’altra domanda…

Dal libro del profeta Isaìa Is 35,1-6.8.10 (Apri la versione PDF)

Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo. Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio. Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore:

«Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi». Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.

Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto. Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa.

Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo; felicità perenne splenderà sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto.

Salmo Responsoriale Dal Salmo 145

R. Vieni, Signore, a salvarci.

Oppure:

R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. R.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri. R.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. R.

 

Dalla lettera di san Giacomo apostolo Gc 5,7-10

Siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.

Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Fratelli, prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore.

Dal vangelo secondo Matteo Mt 11,2-11

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.

In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di

Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

In ascolto

Domenica scorsa Matteo ci ha presentato Giovanni, il profeta: colui che si fa voce per invitarci a cogliere il Veniente, ad entrare in relazione con Lui.  Oggi – continuando quella presentazione – Matteo ci parla del dubbio di Giovanni: il Veniente sta veramente arrivando oppure mi sono sbagliato? Se quello che io avevo indicato è il Veniente perché io sono in prigione? Forse mi sono sbagliato? <<Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?>>: è il dubbio sincero del discepolo, di colui che desidera mettersi alla sequela di Gesù di Nazareth.

 …Giovanni in carcere…avendo udito…manda i suoi discepoli… Giovanni è l’ultimo dei profeti e ha la sorte dei profeti; sta per uscire di scena: ma con una domanda che mette in discussione tutta la sua vita…

 …Sei tu il Veniente?… Giovanni aveva annunciato l’arrivo del Veniente come colui che compie il giudizio di Dio tagliando il male alla radice (cfr. Domenica scorsa). Ma Gesù agisce diversamente: l’atteso non risponde alle sue attese. O è sbagliata l’attesa, o ha sbagliato a pensare che Gesù sia l’atteso. Giovanni non capisce: ma mette in crisi la propria attesa. E’ proprio quando Gesù pensiamo di averlo incontrato, di conoscerlo, che dobbiamo educarci a restare aperti alle domande che mettono in crisi le nostre sicurezze. Giovanni è sulla soglia della tentazione radicale: credere alle proprie certezze, o credere all’altro che gli dica la propria verità? L’uomo – religioso ma anche l’uomo ateo – è fermamente attaccato alle proprie convinzioni su Dio. Il vero credente sa di non conoscerlo se non per sentito dire.

 …Andate e annunciate a Giovanni le cose che vedete… Gesù risponde invitando a guardare il proprio operato: è quello che noi siamo invitati a cogliere scrutando attentamente le Scritture che parlano di lui.

… Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Semplice: uno che non si è scandalizzato! La sua grandezza sta nel credere-contro-ogni-evidenza. Anche Lui, il Veniente, si affiderà a un “Dio” che abbandona! Per Matteo, Gesù muore sulla croce senza un Dio che risponda! Il profeta non dà risposte, non predice il futuro: vuole solo aprirci alla novità di Dio. Dio è “altro”, trascende l’attesa dell’uomo. Non c’è un altro da attendere: è l’attesa che deve essere altra!

Il cristiano deve essere disposto a mettere in questione le proprie certezze, senza confonderle con la verità di Dio: il quale, per fortuna, compie le sue promesse e non le nostre attese.

Riascoltiamo la Parola

  1. La Chiesa, madre nella fede, ci mette subito in guardia, cerca di correggere il nostro modo di “credere”. Il discepolo di ogni tempo viene a trovarsi nella scomoda posizione di chi cerca di fidarsi di Dio a partire dal suo Messia, ma non può nascondersi che la sua fede, quando è a contatto con la realtà, viene messa in discussione; la conseguenza è che il discepolo è costretto ad operare una crisi (=scelta) spesso dolorosa. E’ l’esperienza del Battista, proposta dalla liturgia subito dopo il suo annuncio nel deserto, lungo il Giordano.
  2. Alla base di ogni serio cammino di “discepolato”, ci sta sempre una domanda. Matteo sembra spingere i cristiani della sua comunità ad uscire dall’ambiguità e a verificare la propria posizione di fronte a Cristo. Matteo ha colto questo: la salvezza è accogliere il Veniente così come lui si rivela, non come lo vorremmo noi. L’attesa, il dubbio e la domanda del Battista sono fondamentali, paradigmatiche per non ridurre Dio alle mie idee: e questo vale anche per il non credente, per l’ateo!!! Giovanni è profeta della verità, oltre che di Dio, anche dell’uomo che si apre al proprio mistero: <<Sei tu?>>. Ogni mia risposta – religiosa o laica – è sempre un idolo morto che dà morte. Giovanni porta a termine la profezia: maestro del sospetto globale, si interroga su tutto, sino a farsi pura domanda. Cosa significa che Gesù è l’atteso dai profeti? Significa che i profeti ci fanno traghettare dalle attese nostre a quelle di Dio. Loro – per primi – hanno vissuto questa esperienza. La Chiesa deve essere disposta a mettere in questione le proprie certezze, senza confonderle con la verità di Dio: il quale, per fortuna e lo sappiamo bene, compie le sue promesse e non le nostre attese.
  3. «Sì – sembra dire Gesù a Giovanni – io sono arrivato, sono il Messia, ma tu, Giovanni, devi rendere la tua testimonianza, come io renderò la mia testimonianza nel processo davanti ai capi e davanti a tutto il popolo. E la tua testimonianza è la fede: ti devi fidare del Messia che muore come tu dovrai morire. Solo così il nostro “messaggio” sarà credibile! E tu, Giovanni, non sei un semplice profeta, sei più di un profeta, perché tu stai tracciando il percorso che anch’io percorrerò. Anch’io fino all’ultimo ho sperato di non andare in Croce, poi ho capito due cose: se sei disposto ad essere uomo fino in fondo, senza scendere ad alcun tipo di compromesso, devi mettere in conto anche la morte e la morte più umiliante; e poi: se io, amante dell’uomo, volevo annunciargli che Dio non ci abbandona mai, nemmeno nella morte, altra strada non avevo, se non accettare anche quella morte.

PADA - PeDUT

…ritorneranno i riscattati… Risparmiare, lasciar andare: verbo usato originariamente per i re crudeli e spietati che poi lasciano liberi di andare i prigionieri.  Il significato originario è certamente di natura giuridica; contiene il “contratto liberatorio da una obbligazione”. La Bibbia trova dunque questo concetto in culture diverse; il suo significato è contemporaneamente profano e religioso, cioè cultuale. Il verbo è specialmente usato nel dopo-esilio. Isaia, facendo riferimento all’esodo, ricorre a questo concetto per indicare la liberazione di Israele dai suoi vendicatori. “Foste venduti a causa delle vostre cattive opere”. C’era un atto di divorzio, ma “era forse la mia mano troppo corta per riscattare oppure io non ho la forza per liberare?” (Is 50, 1. 2). Addirittura in questo periodo la riflessione di Isaia assume già un aspetto apocalittico. Is 35, 10 (brano di oggi): i deportati ritornano pieni di gioia in Sion, premessa di un riscatto e di una liberazione definitivi (Grande Lessico dell’Antico Testamento – Vol VII – pag. 60-67).