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Per entrare nella Parola. Il primo giorno della creazione è giorno in cui – in partenza – prevalgono le tenebre (Gn 1,1ss). Riflessione di Isaia: In passato…il popolo che camminava nelle tenebre… (Is 8, 23ss). Nel primo giorno della vita pubblica di Gesù, ritroviamo un popolo addirittura seduto nelle tenebre (Matteo). Ma come nel primo giorno della creazione e nel giorno di Isaia…nel primo giorno della vita pubblica di Gesù una luce è sorta… Una luce limpidissima, un Uomo, che invita altri uomini ad andare dietro a me… ad entrare nella stessa luce, per entrare – anche in anticipo – nella luce della creazione definitiva… 

Dal libro del profeta Isaìa Is 8,23-9,1-3 (Apri la versione PDF) (Ascolta il commento audio)

In passato il Signore umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti.

Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa, una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia.

Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda.

Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Mádian.

Salmo Responsoriale Dal Salmo 26 (27)

Rit: Il Signore è mia luce e mia salvezza.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura? R.

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita. R.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore. R.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 1 Cor 1, 10-13.17

Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire.

Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo».

È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo?

Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.

Dal vangelo secondo Matteo Mt 4,12-23

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:

«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».

Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

In ascolto della Parola

Matteo, facendo un midrash del testo di Isaia, racconta l’inizio della vita pubblica di Gesù come una nuova creazione, come il segno che Dio è più che mai all’opera per creare una relazione forte, nuova con l’uomo suo figlio perso nei meandri del peccato, delle tenebre. Vediamo. …Giovanni era stato consegnato…Matteo è preoccupato di dirci che, prima che Gesù iniziasse a predicare, Giovanni è stato consegnato, (non “arrestato” come abbiamo tradotto nelle nostre Bibbie). Giovanni, il maestro di un tempo, ha la stessa sorte che avrà il suo discepolo di un tempo diventato poi Maestro: anche lui sarà consegnato. (maestro e discepolo hanno la stessa sorte!!!). …Gesù in Galilea…a Cafarnao…Confini di Zabulon e Neftali…perché si adempisse il profeta Isaia…La terra umiliata avrà un riscatto: il riscatto è Lui, la luce che splende nelle tenebre. Un motivo precauzionale (Gesù, venuto a conoscenza della sorte di Giovanni, non si sente più sicuro dove si trova e si sposta in Galilea, a Cafarnao), diventa per Matteo la condizione perché si adempiano le Scritture. (Questo è un passaggio difficile da accettare per la nostra cultura razionalizzante). …Il popolo che sedeva nelle tenebre…Isaia parla di un popolo che cammina sotto il giogo della schiavitù; Matteo parla di un popolo – sempre lo stesso ma in una situazione più grave – che è immerso/sedente nelle tenebre. …Una luce grande: dal caos, dal buio primordiale, emerge la luce: la storia del mondo, la relazione Dio-uomo ha inizio dalla e nella luce: e questo si ripete sempre, ad ogni intervento di Dio, perché le tenebre sono ancora dominio sulla terra e Dio deve continuare a creare la luce, a creare relazione. …a proclamare e a dire…convertitevi: Gesù non propone codici morali, non offre teorie filosofiche; proclama un annuncio con l’invito a farlo diventare un “dire” ad ogni uomo: «E’ venuto il giorno di Dio». Per questo, se lui è rivolto a noi, lui attende che noi ci “volgiamo” a lui. …Camminando lungo il mare…Venite…: La prima azione di Gesù è una «vocazione». Appunto come la creazione: una voce, una «parola» che chiama all’esistenza, alla relazione.  …Convertitevi…venite dietro a me…All’uomo viene chiesto semplicemente di aprire gli occhi, non nascondere le proprie tenebre: Dio, da sempre il liberatore, il creatore, è “rivolto” verso l’uomo per “crearlo” nella relazione: «Venite dietro a me…». L’essere discepolo, dunque, colto come un cammino verso la libertà, la luce: una nuova e definitiva creazione.

Riascoltiamo

  1. Gesù all’inizio della sua vita dà voce forte alla lotta che da sempre coinvolge l’uomo: luce/tenebre, verità/menzogna, libertà/schiavitù, vita/morte. Le tenebre sono il caos primordiale dal quale Dio trasse il cosmo, e specialmente l’uomo, con la sua parola; sono l’oscurità d’Egitto dal quale Dio fece venire alla luce il suo popolo. Vivere, camminare nelle tenebre, è sinonimo di una regressione dell’uomo verso la sua schiavitù: e la schiavitù più terribile è vivere in Egitto, cioè vivere non in relazione con Dio ma con Faraone. Anzi, più ancora, è una de-creazione, cioè un “abitare” dove non è ancora risuonato quel Sia la luce!!!
  2. Dietro a me. E’ il racconto della prima chiamata rivolta ad alcuni pescatori. E’ ambientata sulle rive del lago dove Gesù passa e dove gli uomini sono impegnati nel loro lavoro. Un ambiente che, di per sé, non ha assolutamente nulla di sacro: Dio cerca l’uomo che vive la propria storia, la propria quotidianità. La terra, il tempo, il lavoro sono i luoghi che Dio sceglie per incontrarmi.
  3. Questo incontro è messo a fuoco da quattro coordinate principali:
    1. L’iniziativa è di Gesù. Vide, dice, venite dietro a me (opiso mou!), io farò voi pescatori. Vieni, io farò te sposo/a, genitore, servo della comunità, testimone nel segreto e nel silenzio…
    2. La sequela di Cristo (=essere cristiani) esige un distacco. Matteo sottolinea questo attraverso due cifre: barca – padre, mestiere – famiglia. Vanno capiti bene. Il mestiere rappresenta la sicurezza e l’identità sociale; il padre rappresenta le proprie radici. Il cristiano riceve la propria vera identità dalla pasqua del suo Signore; la radice di discepolo la riceve dal Signore morto e risorto. Non si può essere cristiani per tradizione! Nemmeno basta un battesimo per fare un cristiano!
    3. La chiamata di Gesù non mi da uno “stato” ma mi mette in movimento. Lo comprendiamo da due verbi: lasciare, seguire. La chiamata di Gesù sposta il centro della mia vita. Lasciare e seguire – va capito bene – non significa abbandonare un luogo, ma abbandonare un atteggiamento, cambiare “testa”.
    4. Il discepolo, allora, orienta la sua vita in base a due nuove coordinate: l’amicizia, la comunione con Cristo: seguite me; un andare nel e verso il mondo come Lui. Il discepolo non è in uno spazio separato, privilegiato; il discepolo cammina lungo le stesse strade percorse da tutti gli uomini. Pescare gli uomini (gli uomini – contrariamente ai pesci – sono fatti per vivere sulla terra) significa strapparli dalla morte; significa dare un senso alla loro vita.

Meditiamo

Oggi celebriamo la Giornata della Parola. Nella nostra riflessione ci guiderà Isaia (cap. 18) e Matteo (Cap. 4). Ascoltiamo Isaia: il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce, su coloro che abitavamo in terra tenebrosa una luce rifulse. Matteo è ancora più parlante: il popolo che sedeva nelle tenebre vide una grande luce. In altre parole assistiamo ad un peggioramento nel procedere della storia: il popolo che camminava (Isaia)…il popolo che sedeva (Matteo). Tutto questo diventa ancora più parlante se ascoltiamo quanto è narrato all’inizio del racconto biblico, in Gen. 1, 1-4: in principio…era vuoto e vuoto e abisso e Dio disse: Luce, sia Luce!... E Dio separò la luce dalle tenebre…

Quasi a dire: l’uomo inizia la sua vita nel vuoto, un vuoto riempito di tenebre, fin che arriva una luce che riempie questo vuoto eliminando le tenebre. Siamo sempre noi – uomini e donne – è sempre la stessa umanità, lo stesso popolo, al di là di ogni cultura, di ogni religione, che sembra peggiorare la propria condizione, la propria situazione fin che non trova una luce in grado di riempire questo vuoto colmo di tenebra.

Matteo fa entrare in scena Gesù come Colui che ha una novità, una luce in grado di riempire il nostro vuoto e rimettere in cammino questa nostra umanità che rischia di rassegnarsi al vuoto, al non senso: come in quell’inizio raccontato dal libro di Genesi, il primo gesto ufficiale è un chiamare all’esistenza. All’uomo non offre una teoria filosofica, non offre un codice religioso; all’uomo viene chiesto di non nascondere le proprie tenebre ma aprire gli occhi: venite dietro a me… L’essere discepolo, dunque, come un cammino per uscire dal vuoto, un cammino verso la libertà, la luce: una nuova e definitiva creazione. Ma in cosa consiste questa “novità”, questa Luce nuova? Cosa significa accogliere quell’annuncio, cosa significa essere suoi discepoli? Vediamo

  1. Gesù di Nazareth è venuto a dare voce forte alla lotta che coinvolge l’uomo, lotta – come fin dall’inizio – tra luce e tenebre, menzogna e verità, libertà e schiavitù…Questa lotta dice che l’uomo è nel continuo pericolo di una regressione, di una de-creazione, verso uno stato in cui non è ancora risuonato quel grido: Sia la luce! Noi diremmo: dopo quanto è avvenuto, come può l’uomo camminare, se non addirittura sedere nelle tenebre?!
  1. Al riguardo, è molto intrigante leggere questi testi della Sacra Scrittura (oggi Giornata della Parola) quando uomini di cultura, uomini di fede, educatori, insomma, l’uomo attento al costume, alla ricerca, all’oggi della nostra storia, questi personaggi, nostri contemporanei, accusano il nostro tempo di “vuoto culturale”, “vuoto di valori”. Porto con me da oltre 55 anni l’incipit di una canzone di Fabrizio De André: ho licenziato Dio/ gettato via un amore/per costruirmi il vuoto, nell’anima e nel cuore…(eravamo nel lontano 1968).
  1. Quanta novità, quanto mistero, in queste prime parole di Gesù. Gesù sta camminando lungo il suo mare. Il mare sta ad indicare il male, la morte, il non senso. Gesù, come essere umano, cammina lungo il male, cioè il non senso, i nostri mali, le nostre morti e, un giorno, anche Lui attraverserà la propria morte per andare oltre. In questo suo camminare – Gesù non è un uomo da nicchia ma un uomo di strada, cioè un uomo che cammina, i primi cristiani vengono definiti “quelli della via” – Gesù rivolge a ciascuno e ciascuna di noi un invito racchiuso in due parole: barca – padre, cioè: mestiere – famiglia. Vanno capiti bene. Il mestiere rappresenta la sicurezza e l’identità sociale; il padre rappresenta le proprie radici. Il cristiano riceve la propria vera identità dalla pasqua del suo Signore; la radice di discepolo la riceve dal Signore morto e risorto. Quando il mio riferimento è il Signore Risorto, quanto amore, quanto rispetto per chi mi ha dato la vita! Quanta umanità nel mio lavoro! Non dimentichiamo: i discepoli hanno continuato a fare i pescatori, non hanno abbandonato le reti e nemmeno loro Padre! E’ così ci hanno insegnato a pescare gli uomini: linguaggio forte per dire strappare l’uomo dal buio, dalla morte, dal non senso!